Luchino Visconti: vita, opere e rivoluzione nel cinema italiano

Luchino Visconti è stato una delle figure più rilevanti del panorama culturale e cinematografico del Novecento. Il suo impatto si è avvertito sia in Italia che all’estero, segnando profondamente il modo di fare arte. Visconti ha saputo fondere in maniera originale cinema, teatro e letteratura, portando nuova linfa a ciascuna di queste discipline. È stato uno dei protagonisti della nascita del neorealismo, corrente che ha rivoluzionato il grande schermo raccontando con sincerità le difficoltà sociali e la quotidianità della gente comune.

  • attenzione minuziosa riservata agli scenari e agli ambienti,
  • eleganza visiva che traspare in ogni scena,
  • stile unico e immediatamente riconoscibile,
  • talento espresso non solo nel cinema, ma anche nel teatro e nell’opera lirica,
  • capacità di intrecciare immagini potenti con tematiche impegnate.

Attraverso queste caratteristiche, Visconti ha invitato lo spettatore a riflettere su questioni profonde, offrendo sempre nuovi stimoli attraverso le sue opere.

Biografia di Luchino Visconti: origini, famiglia e formazione

Luchino Visconti nacque a Milano il 2 novembre 1906, all’interno di una delle casate più illustri e antiche d’Italia. Era figlio del conte Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba. I suoi primi anni furono segnati da un ambiente ricco di cultura, prestigio sociale e costante contatto con il mondo artistico. La famiglia godeva di grande fama ed era celebre per il sostegno alla scena culturale milanese tramite attività di mecenatismo.

Durante l’infanzia, Luchino alternava la vita tra le eleganti dimore cittadine e le residenze rurali dei Visconti. Ricevette un’istruzione attenta e raffinata: frequentò l’Accademia di Belle Arti, dove sviluppò una profonda passione per la pittura, la musica e la letteratura. I numerosi viaggi in Europa gli permisero di avvicinarsi ai movimenti artistici più influenti dell’epoca, arricchendo il suo bagaglio culturale e affinando ulteriormente il suo gusto estetico già orientato all’internazionalità.

Fin da giovane, Visconti mostrò una forte attrazione verso il teatro e il cinema. Nella casa milanese era frequente incontrare pensatori ed esponenti della cultura che stimolavano la sua curiosità verso nuove forme espressive. Nonostante l’ambiente aristocratico di provenienza, mantenne sempre uno spirito critico sulle questioni sociali; questa sensibilità diede profondità alle sue future opere.

  • solida formazione nelle arti visive,
  • frequente contatto con ambienti intellettuali,
  • esperienze giovanili fondamentali per la sua poetica,
  • passione per l’innovazione dei linguaggi artistici,
  • influenza determinante sulla cultura italiana del Novecento.

Il connubio tra formazione artistica e quotidianità vissuta tra intellettuali spinse Visconti a seguire la vocazione creativa come scelta di vita. Le esperienze accumulate nei suoi anni giovanili furono decisive nell’elaborazione della poetica che avrebbe poi espresso sia sul palcoscenico che sul grande schermo. La sua vicenda personale rimane indissolubilmente legata allo sviluppo della cultura italiana e ai processi innovativi dei linguaggi artistici del Novecento.

Il percorso artistico: regista, sceneggiatore e scenografo

Luchino Visconti ha iniziato la sua carriera come regista teatrale, affinando la capacità di guidare gli attori e curando ogni dettaglio della scena. Ben presto, il suo interesse si è rivolto al cinema, portando con sé molte delle tecniche teatrali apprese. Nei suoi film si riconosce chiaramente questa eredità: l’uso degli spazi e dei movimenti riflette una profonda sensibilità scenica.

Visconti spesso si occupava personalmente della sceneggiatura, traendo ispirazione dai grandi classici della letteratura o da opere di rilievo culturale. Il risultato è sempre un raffinato intreccio tra narrazione e regia, che dà vita a storie dense di sfumature psicologiche e attraversate da forti tensioni sociali.

Ha imposto al cinema uno stile riconoscibile per la cura maniacale del dettaglio storico ed estetico. Non si limitava alla regia, ma seguiva personalmente anche la scenografia o ne supervisionava ogni aspetto. Gli ambienti nei suoi film assumono un ruolo fondamentale nella costruzione del racconto: diventano attori silenziosi che riflettono la decadenza sociale e le trasformazioni epocali.

  • capacità di spaziare tra diversi generi,
  • neorealismo in “Ossessione” e “La terra trema”,
  • melodramma storico in “Senso” e “Il Gattopardo”,
  • analisi interiore in “Morte a Venezia” e “Rocco e i suoi fratelli”,
  • grande duttilità nella scelta dei temi affrontati.

Il segreto dell’opera viscontiana risiede nell’equilibrio tra audacia visiva e esigenze narrative. Attraverso sceneggiature solide costruisce drammi potenti e, grazie alla regia, infonde alle immagini una carica emotiva coinvolgente. In ogni film si avverte una perfetta sintonia tra testo scritto, direzione degli attori e attenzione agli elementi scenici.

Questa cifra stilistica rende Visconti figura centrale non solo nel cinema italiano, ma anche sulla scena internazionale, distinguendolo per completezza d’autore.

La sua apertura verso linguaggi diversi – dal grande schermo al palcoscenico fino alla lirica – testimonia una straordinaria versatilità artistica. Grazie a questa capacità di muoversi tra mondi differenti, Visconti ridefinisce costantemente il rapporto fra realtà rappresentata ed espressione creativa nell’Italia del Novecento.

Filmografia di Luchino Visconti: dai primi lavori ai capolavori

La straordinaria avventura di Luchino Visconti nel mondo del cinema comincia nel 1943 con “Ossessione”. Quest’opera è ritenuta da molti la pietra miliare del neorealismo italiano: la scelta di ambientazioni autentiche e il coinvolgimento di attori presi dalla vita reale segnano una profonda rottura rispetto alle convenzioni cinematografiche dell’epoca.

  • ambientazioni autentiche,
  • attori non professionisti scelti dalla vita reale,
  • profonda rottura con le convenzioni cinematografiche tradizionali,
  • attenzione alle ingiustizie sociali,
  • denuncia della realtà italiana del tempo.

Cinque anni più tardi, Visconti firma “La terra trema”, immergendosi tra i pescatori siciliani di Aci Trezza. Qui adotta il dialetto locale e affida i ruoli a gente comune, mettendo in luce le difficili condizioni del Sud italiano e denunciando apertamente ingiustizie sociali.

Nel 1951 dirige “Bellissima”, affidando ad Anna Magnani la parte della protagonista: una madre tenace che sogna un futuro luminoso per la figlia nel mondo dello spettacolo. Il film non si limita a raccontare l’ambizione materna; smaschera anche le illusioni legate alla scalata sociale e offre uno sguardo critico sul sistema stesso dell’industria cinematografica.

Il 1954 segna un cambio di rotta con “Senso”, dove Visconti abbandona il realismo crudo per dedicarsi al melodramma storico. Ambientato durante le guerre d’indipendenza italiane, il racconto intreccia passioni individuali e grandi eventi politici, dando vita a un film ricco di raffinatezza visiva e cura maniacale per scenografie e costumi.

Con “Rocco e i suoi fratelli”, uscito nel 1960, il regista affronta il tema delle migrazioni interne. Attraverso le vicende della famiglia protagonista mette in scena lo spaesamento, i conflitti familiari e le difficoltà psicologiche derivanti dal trasferimento dal Meridione a Milano in pieno boom industriale.

Il riconoscimento internazionale arriva nel 1963 con “Il Gattopardo”, premiato a Cannes con la Palma d’Oro. Trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa, questa pellicola narra il tramonto della nobiltà siciliana sullo sfondo dei profondi mutamenti portati dal Risorgimento; valori aristocratici in crisi si confrontano con una società in rapida evoluzione, resi da Visconti attraverso uno stile sontuoso ed estremamente curato.

  • cura minuziosa di scenografie e costumi,
  • attenzione ai dettagli storici,
  • interpretazioni magistrali degli attori,
  • ricostruzione fedele delle atmosfere d’epoca,
  • profondo senso estetico e visivo.

Queste opere – da “Ossessione” fino a “Il Gattopardo” – rappresentano l’anima stessa della produzione viscontiana. In ognuna si coglie l’evoluzione artistica che va dalla severità del neorealismo alla magnificenza degli affreschi storici. Pur sperimentando generi diversi, Visconti mantiene sempre una straordinaria coerenza nei temi trattati, rendendo così imprescindibile il suo contributo al panorama cinematografico europeo del Novecento.

Ossessione, La terra trema e Bellissima: l’inizio di una nuova era nel cinema italiano

Ossessione, La terra trema e Bellissima rappresentano le prime tappe del neorealismo nel cinema italiano. Luchino Visconti, regista di questi film, rompe con le convenzioni precedenti scegliendo storie ispirate alla vita reale e ambientate nell’Italia del dopoguerra. In Ossessione (1943), si esplorano passioni travolgenti, condizioni di povertà e ingiustizie sociali. Le riprese avvengono tra i paesaggi autentici della pianura padana, con interpreti che provengono dal popolo stesso. Il risultato è un ritratto crudo di un Paese segnato dalla sofferenza: non a caso, molti lo considerano il capostipite del neorealismo.

La terra trema (1948) porta ancora più in profondità questa ricerca di verità. Visconti si immerge nella quotidianità dei pescatori di Aci Trezza, affidando le parti agli abitanti locali e facendo parlare i personaggi in dialetto siciliano. Attraverso la loro lotta per la sopravvivenza emerge una denuncia delle profonde disuguaglianze che affliggono il Sud Italia; l’autenticità della narrazione rende ancora più evidente il messaggio sociale.

Con Bellissima (1951), Visconti amplia ulteriormente lo sguardo sulle contraddizioni del Paese usando come sfondo le selezioni cinematografiche nella capitale. Dietro ai sogni della gente comune si nascondono le regole spietate dello show business italiano dell’epoca. Anna Magnani interpreta una madre determinata a offrire nuove opportunità alla figlia, ma la sua storia diventa anche uno sguardo critico sui miti fasulli alimentati dal mondo dello spettacolo.

  • i set tradizionali lasciano spazio a scenari reali,
  • gli attori professionisti cedono spesso il passo a persone comuni,
  • i dialoghi restituiscono fedelmente la voce della strada,
  • al centro delle trame emerge sempre più forte l’urgenza di affrontare temi sociali,
  • il cinema si trasforma in strumento di denuncia e forma d’arte.

Il neorealismo nato grazie a questi film ha lasciato un’impronta indelebile su registi come De Sica, Rossellini e Germi negli anni successivi. Attraverso Ossessione, La terra trema e Bellissima si dimostra che il cinema può essere allo stesso tempo strumento di denuncia e forma d’arte; così prende vita una stagione in cui l’esperienza vissuta diventa protagonista assoluta nelle storie italiane portate sullo schermo.

Il neorealismo e l’impegno sociale nel cinema di Visconti

Nel cinema di Luchino Visconti, il neorealismo rappresenta una scelta consapevole e audace. Il regista si impegna a mostrare la realtà dell’Italia del dopoguerra in modo diretto, senza mascherare le difficoltà. Attraverso i suoi film denuncia le disparità sociali e porta in primo piano le tensioni di classe, raccontando la vita quotidiana delle persone comuni con grande attenzione alle loro sfide.

Fin dagli esordi, come in “Ossessione” e “La terra trema”, Visconti privilegia ambientazioni autentiche e affida i ruoli a persone prive di esperienza attoriale. Questa impostazione conferisce un realismo palpabile alle sue opere. La povertà, l’esclusione sociale e la lotta per andare avanti emergono sullo schermo senza filtri. Le scelte stilistiche non sono solo questioni tecniche: servono a far sentire lo spettatore partecipe dei drammi vissuti dai protagonisti.

Il suo stile è profondamente segnato dall’impegno civile. I protagonisti si muovono spesso all’interno di mondi attraversati da contrasti economici e sociali che mettono in luce le tensioni tra classi popolari, borghesia ed élite aristocratiche. Attraverso una narrazione precisa e immagini incisive, Visconti solleva interrogativi sul potere costituito e offre uno sguardo critico sulle ingiustizie.

Ogni dettaglio scenografico nei suoi film ha un valore ben preciso; non è mai scelto solo per ragioni estetiche. Oggetti semplici come un mobile consunto o abiti malconci diventano indizi preziosi che raccontano la condizione esistenziale dei personaggi.

Per Visconti il cinema è soprattutto uno strumento capace di incidere sulla coscienza collettiva. Nei suoi lavori il neorealismo assume una funzione attiva: non si limita a osservare la realtà ma invita chi guarda a riflettere sulle cause profonde delle disuguaglianze rappresentate attraverso le esperienze dolorose dei protagonisti.

Anche quando nelle opere successive attenua certi toni aspri tipici del primo neorealismo, continua ad affrontare tematiche legate ai rapporti di classe inserendole sia in narrazioni familiari complesse sia in ricostruzioni storiche minuziose. In ogni fase della sua produzione resta fedele alla propria visione critica: sia che racconti il destino dei pescatori siciliani, il tramonto dell’aristocrazia o lo spaesamento degli italiani costretti a emigrare all’interno del Paese.

  • scelta consapevole del neorealismo,
  • denuncia delle disparità sociali,
  • attenzione alle sfide quotidiane delle persone comuni,
  • ambientazioni autentiche e attori non professionisti,
  • utilizzo di dettagli scenografici carichi di significato,
  • impegno civile e critica alle ingiustizie sociali,
  • fedeltà alla propria visione critica in tutte le fasi della carriera.

Questo approccio rigoroso ha reso Visconti uno degli autori più influenti nel panorama cinematografico europeo; ancora oggi i suoi film vengono considerati esempi eccellenti di neorealismo impegnato, capace di fondere ricerca formale con un profondo senso etico verso chi vive situazioni segnate da gravi squilibri sociali.

Senso, Il Gattopardo e la rappresentazione della nobiltà e della borghesia

Senso e Il Gattopardo di Luchino Visconti rappresentano due tappe essenziali per comprendere come il cinema italiano del Novecento abbia raccontato la nobiltà e la borghesia. In Senso, ambientato durante le guerre d’indipendenza, si assiste al progressivo sfaldarsi dell’aristocrazia attraverso la figura della contessa Livia Serpieri; il suo percorso personale si trasforma in emblema di un’intera classe ormai incapace di affrontare i mutamenti del tempo. Gli ambienti sfarzosi e gli abiti ricercati sottolineano efficacemente lo scarto fra l’antico splendore aristocratico e il suo declino.

Nel caso de Il Gattopardo, ispirato al celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa, Visconti ritrae con sguardo lucido la transizione dal dominio nobiliare alla crescente influenza borghese dopo l’Unità d’Italia. Il principe Fabrizio Salina incarna una malinconica consapevolezza della fine dei valori tradizionali, mentre personaggi come Don Calogero Sedara simboleggiano la spinta della nuova classe emergente, caratterizzata da concretezza e spirito pratico. La narrazione penetra nei cambiamenti sociali più profondi; basti pensare alla scena del ballo che diventa metafora visiva dell’inesorabile tramonto aristocratico a vantaggio dei nuovi protagonisti economici.

  • progressivo sfaldarsi dell’aristocrazia,
  • transizione dal dominio nobiliare alla crescente influenza borghese,
  • malinconica consapevolezza della fine dei valori tradizionali,
  • spinta della nuova classe emergente,
  • metafora visiva del tramonto aristocratico.

Entrambi i film sono contraddistinti da una regia sontuosa: Visconti esalta tanto l’eleganza quanto la vulnerabilità degli ambienti aristocratici. La cura minuziosa per ogni dettaglio – dagli interni agli accessori – permette allo spettatore di cogliere sempre meglio quanto sia ormai distante l’immagine idealizzata della nobiltà dalla realtà storica che va dissolvendosi. Critici e studiosi hanno spesso evidenziato come queste pellicole riescano a rendere palpabile il legame tra crisi individuale e crollo collettivo delle élite.

Visconti presta grande attenzione anche alle tensioni interne alle classi sociali: in Senso vengono messi in risalto i conflitti tra sentimenti personali e obblighi imposti dalla propria appartenenza; ne Il Gattopardo invece domina un senso tragico legato all’inevitabilità della trasformazione politica ed economica. Di conseguenza, entrambe le opere offrono uno spaccato incisivo sulla perdita d’influenza dell’aristocrazia davanti all’irrompere della borghesia.

Lo stile raffinato scelto dal regista non si limita a illustrare il deterioramento degli antichi privilegi, ma lascia intravedere anche una velata nostalgia per quella bellezza destinata a sparire. Così Visconti riesce a tradurre sullo schermo le grandi metamorfosi dell’Italia ottocentesca: una società che vede svanire il potere nobiliare lasciando spazio alle nuove élite economiche e sociali emergenti.

Rocco e i suoi fratelli, Morte a Venezia e la Trilogia tedesca

Rocco e i suoi fratelli, uscito nel 1960, rappresenta uno dei capolavori di Luchino Visconti. Il film narra la vicenda della famiglia Parondi, che decide di abbandonare il Sud per cercare fortuna a Milano nel pieno del boom economico. Questo trasferimento mette in risalto le difficoltà legate alla migrazione interna, mostrando quanto sia complesso adattarsi a una realtà cittadina così diversa da quella d’origine. Attraverso la storia dei Parondi emergono sia il conflitto tra tradizione e modernità sia le tensioni familiari che sorgono nella nuova vita. I rapporti tra i fratelli sono al centro della narrazione: Rocco incarna l’altruismo e la capacità di rinunciare a sé stesso per gli altri, mentre Simone esprime una violenza autodistruttiva. Visconti affida alle immagini potenti e a uno stile narrativo coinvolgente la riflessione sulla perdita di identità dovuta al passaggio dalla campagna alla città.

Nel 1971, con Morte a Venezia ispirato all’opera di Thomas Mann, Visconti si concentra sul tema della decadenza individuale e collettiva, utilizzando una Venezia evocativa come metafora dell’Europa prossima al declino. Il protagonista Gustav von Aschenbach attraversa una crisi profonda oscillando tra desiderio irraggiungibile, fascinazione per la bellezza pura e consapevolezza dell’inevitabile fine personale. La regia si distingue per un ritmo contemplativo; ogni inquadratura rafforza il contrasto fra aspirazioni artistiche e limiti imposti dalla realtà.

  • la cosiddetta Trilogia tedesca comprende La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971) e Ludwig (1973),
  • queste pellicole condividono un’attenta esplorazione delle fratture identitarie che hanno segnato l’Europa tra Ottocento e Novecento,
  • in particolare, in La caduta degli dei viene raccontata la corruzione morale dell’élite industriale tedesca durante l’ascesa del nazismo,
  • Ludwig offre invece il ritratto malinconico di un sovrano bavarese incapace di confrontarsi con le trasformazioni politiche del suo tempo nonostante l’amore smisurato per l’arte,
  • in tutte queste opere domina il senso di decadenza come processo irreversibile che travolge individui, famiglie ed intere società: si assiste allo sgretolarsi dei valori tradizionali, all’inquietudine esistenziale e allo scontro continuo fra ideali estetici e dura quotidianità.

Un sottile filo rosso collega Rocco e i suoi fratelli, Morte a Venezia e ogni capitolo della Trilogia tedesca: è lo sguardo penetrante rivolto alle dinamiche interiori dei personaggi insieme all’impiego costante di simbolismi visivi legati alla crisi culturale europea o allo smarrimento identitario sul piano personale o collettivo. Grazie a queste opere Visconti ha saputo distinguersi come uno degli autori più sensibili nell’esplorare le metamorfosi sociali ed estetiche del Novecento nel panorama cinematografico mondiale.

Luchino Visconti e il teatro: regia, lirica e collaborazioni con la Scala

Luchino Visconti ha rivoluzionato il teatro e l’opera italiana introducendo una regia costruita su disciplina formale, invenzione e una straordinaria sensibilità musicale. Nei suoi lavori, la cura minuziosa della scena emerge con forza, un tratto che già caratterizzava i suoi film e che ha saputo trasferire con coerenza anche sul palcoscenico teatrale.

A partire dagli anni Quaranta, inizia a collaborare con artisti del calibro di Rina Morelli e Paolo Stoppa. In questi primi esperimenti teatrali, propone una messa in scena che privilegia l’indagine psicologica dei personaggi e la credibilità delle situazioni. Questo nuovo modo di intendere la regia segna una svolta decisiva nel panorama della prosa italiana.

Nel mondo dell’opera lirica, la sua impronta è tra le più profonde del secolo scorso. Il debutto alla Scala avviene nel 1946 con “La vestale” di Spontini: da allora nasce un sodalizio duraturo con il celebre teatro milanese. Le sue regie scaligere acquisiscono presto fama leggendaria; basti pensare a “La traviata” del 1955 – diretta da Carlo Maria Giulini e interpretata da Maria Callas – considerata ancora oggi un punto di riferimento per l’opera italiana. Visconti rompe gli schemi consueti offrendo visioni moderne ed estremamente coinvolgenti delle opere portate in scena.

  • produzioni come “Don Carlo” (1954) o “Macbeth” (1952), anch’esse allestite alla Scala,
  • soluzioni sceniche innovative che intrecciano immagine teatrale e narrazione intensa,
  • fedeltà costante al testo originale o alla partitura musicale.

Accanto a interpreti d’eccezione – come Maria Callas fra i cantanti o Victor de Sabata tra i direttori – Visconti raggiunge risultati artistici ammirati in tutto il mondo. I critici sottolineano come le sue regie abbiano saputo rinnovare il rapporto tra pubblico moderno e tradizione lirica senza mai cadere nell’artificiosità.

Le messe in scena firmate da Visconti sono ricordate proprio per questa capacità di introdurre elementi contemporanei mantenendo intatta l’essenza dell’opera. La Scala diventa così non solo luogo privilegiato per sperimentare nuove idee ma anche crocevia di incontri destinati a lasciare il segno nella storia dello spettacolo italiano. Ancora oggi la sua eredità influenza profondamente tanto i maggiori teatri europei quanto il modo stesso di concepire la relazione fra musica, recitazione e ambiente scenico nell’opera internazionale.

L’eredità culturale e artistica di Luchino Visconti oggi

L’impronta lasciata da Luchino Visconti sulla cultura contemporanea resta evidente ancora oggi. La sua eredità si riflette non solo nel cinema, ma anche nel teatro e nelle arti visive. Le sue pellicole continuano a essere proiettate nei più importanti festival internazionali e sono spesso oggetto di analisi nei corsi universitari dedicati alla storia del cinema, confermando la vitalità del suo contributo anche dopo tanti anni dalla sua scomparsa.

Numerosi registi di fama mondiale, tra cui Martin Scorsese, Bernardo Bertolucci e Pedro Almodóvar, hanno riconosciuto quanto l’approccio visivo e narrativo di Visconti abbia segnato profondamente il loro modo di fare cinema. La raffinatezza delle sue scelte estetiche e l’attenzione alle dinamiche sociali rappresentano un punto di riferimento per molti autori contemporanei. Il valore della sua produzione va però oltre il semplice stile: il forte impegno civile che traspare dalle sue opere ha reso il suo cinema una fonte d’ispirazione per chi utilizza la settima arte come strumento di riflessione critica sulla società.

  • i film di Visconti esplorano i conflitti tra classi sociali,
  • affrontano la crisi dell’identità personale,
  • analizzano la decadenza culturale.

Le tematiche affrontate da Visconti mantengono intatta la loro attualità. I suoi film, spesso presenti in retrospettive internazionali, continuano a suscitare interesse grazie alla profondità delle questioni trattate.

Anche negli ambienti accademici i suoi lavori occupano una posizione centrale; vengono studiati attraverso prospettive diverse che spaziano dalla letteratura comparata alla sociologia fino alla storia dell’arte. Il suo apporto al neorealismo ha rivoluzionato il racconto cinematografico della realtà su scala globale. Non meno rilevanti sono state le innovazioni introdotte nella regia teatrale e nell’opera lirica, capaci di trasformare radicalmente l’allestimento scenico nei teatri europei.

  • gli abiti originali creati per i suoi film sono esposti in musei italiani ed europei,
  • la cura artistica caratterizza ogni dettaglio delle sue produzioni,
  • la Fondazione Luchino Visconti promuove eventi culturali,
  • viene incentivata la digitalizzazione delle sue opere storiche,
  • si valorizza il patrimonio viscontiano attraverso mostre ed esposizioni.

L’influenza esercitata da Visconti non smette di stimolare nuove forme creative né di alimentare dibattiti sul ruolo del cinema nella società contemporanea. Le sue creazioni riescono ancora oggi a intrecciare tradizione aristocratica ed estetica moderna, contribuendo a rafforzare l’identità audiovisiva europea su scala internazionale.